Che la primavera del Bio soffi “via col vento“ ogni cattiva intenzione

In questo primo squarcio di primavera che ha ormai salutato il primo quarto del nuovo secolo, non mancano certo le preoccupazioni per il variegato e crescente popolo del biologico, italiano e mondiale.

È risaputo che l’agricoltura biologica non è solo un sistema di produzione del cibo che cerca costantemente la riconciliazione con madre terra. È anche un modo di essere, una cultura di vita orientata all’approccio solidale di ogni relazione: economica, commerciale e sociale. Non possiamo pertanto non essere preoccupati del vento che soffia sul nostro bel Paese, sull’Europa e sul mondo. Venti che evocano economia e cultura di guerra; nuove “odi all’atomo”, nuove aperture agli OGM, inasprimento delle misure burocratiche per il comparto biologico con la emanazione di nuove norme aggiuntive che rendono il settore sempre più ingestibile. Ma la primavera ha con sè, da sempre, la forza della rinascita, della rifioritura, della vittoria della vita sulla stasi e la tristezza che ha dominato l’inverno.

Proviamo un attimo ad essere più precisi e a limitarci ai temi di nostra competenza. Ci corre d’obbligo di segnalare il tema attualmente in discussione in ambito europeo della deregolamentazione degli OGM/NGT. Una problematica non da poco e che riguarda le sementi ottenute con le cosiddette nuove tecniche di modificazione genetica (NGT), conosciuti come “nuovi OGM” o OGM/NGT, che saranno coperti da brevetti così come si è fatto e tentato di fare già con i “vecchi OGM”.

La deregolamentazione comporta il rischio che un esiguo gruppo aziende multinazionali prenda il controllo del materiale genetico europeo e mondiale limitandone l’uso e la circolazione. Sottraendo, così, di fatto l’uso libero dei semi alle aziende e agli agricoltori. Circostanza che rappresenta una grave minaccia per tutti gli agricoltori europei e per tutti i consumatori consapevoli che, sempre più numerosi, vedono nei cibi OGM un grave rischio per la salute. E che più semplicemente getta in uno stato di profondo sconforto tutto il movimento del biologico italiano ed europeo.

ItaliaBio è da sempre convinta che l’agricoltura deve rimanere libera il più possibile dai condizionamenti/ricatti di chi detiene il controllo dei mezzi di produzione esterni al sistema aziendale, incluse le royalties sui semi, convinti che i semi e la biodiversità sono un patrimonio materiale non brevettabile dell’umanità.

Ciò di cui l’umanità oggi ha bisogno, è a buon titolo riassunto da due importanti colture che fanno grande l’Italia, l’ulivo e il mandorlo, che assieme alla vite da vino ne caratterizzano significativamente il suo paesaggio. Assieme rappresentato da sempre il dialogo tra i popoli,  la riconciliazione con la natura, la vitalità e la benedizione divina, almeno stando al ruolo che la mitologia greca ha assegnato a queste piante. Come non ricordare il mito di Atena legata alla nascita dell’olivo? E che dire del mito di Acamante? Che invece ci racconta della fioritura del mandorlo, dopo il passionale e disperato abbraccio all’amata Fillide, morta di crepacuore nell’attesa del suo ritorno dalla guerra di Troia, e trasformata in albero dalla divina pietà di Atena.  

La stupenda fioritura del mandorlo che si rinnova ad ogni primavera, perpetua la vittoria sulla stasi che l’inverno rappresenta. Insomma, se non la ragione, ci salvi almeno il mito che incessantemente rimanda alla pace e al dialogo, ma soprattutto, ci salvi il vento del buon senso, soffiando via finalmente ogni cattiva intenzione